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“BANDITI IN NATURA”, oggi una storia da raccontare ancora con più forza.

“BANDITI” sono coloro che agiscono contro legge, “BANDITI” in italiano prende anche il colore del vietato, ciò che non si può prendere ed è per questo che abbiamo intitolato “BANDITI IN NATURA”  la campagna di sensibilizzazione che l’Unione Italiana Zoo e Acquari porta avanti da 5 anni contro il bracconaggio, una delle più gravi minacce per la biodiversità.

Vi sorprenderà sapere che una parte delle azioni di bracconaggio sono sostenute da acquisti inconsapevoli fatti in nome dei souvenir da portare a casa da un viaggio nei Paesi tropicali.  All’arrivo in dogana i principali oggetti sequestrati sono: animali vivi (pappagalli, rapaci, scorpioni, scimmie e rettili), avorio, pellicce di leopardo e tigre, scialli di shahtoosh, oggetti di pelletteria ricavati da pelli di serpente, lucertola, coccodrillo ed alligatore.

Vanno molto di moda anche articoli in tartaruga e carapaci di testuggine, conchiglie di strombi giganti, caviale e corallo (sia vivo, che sotto forma di gioielli, come collane, orecchini e soprammobili),  orchidee, cactus e oggetti in legno intagliato ricavati da specie rare. 

Siamo in un momento di blocco delle frontiere in gran parte del mondo e questo potrebbe far pensare che si sia fermato anche il bracconaggio, ma non è così. 

I “viaggiatori disattenti” sono destinatari di una piccola parte dei prodotti del mercato nero degli animali che trovano la loro collocazione principale sopratutto nel grande mercato asiatico di prodotti della medicina e delle tradizioni culinarie. E’ così che scaglie di pangolino, ossa di tigre, corna di rinoceronte e zanne di elefante sono oggi, ancora più di prima, commercializzate in completo divieto della normativa CITES (Convention on International Trade of Endangered Species ), la Convenzione a cui hanno aderito ben 178 Stati e che ha l’obiettivo di regolamentarne il commercio di animali, piante e loro parti. 

Nella Convenzione ci sono specie per le quali il commercio è vietato proprio perché sono animali o piante minacciate di estinzione, ma questo non ferma i bracconieri.

Negli ultimi anni le azioni di bracconaggio sono fortemente incrementate in Africa, come in Asia e Sud America, poiché i terroristi delle più terribili bande armate assoldano le popolazioni locali per uccidere animali protetti per poi rivendere quello che oggi è chiamato l’”oro verde”, sia che si tratti di avorio, di pellicce o corno di rinoceronte. 

Il ricavato sostiene le loro azioni: armi, droga e azioni terroristiche.

Recentemente il blocco dei confini in Sud Africa a causa della pandemia da Coronavirus ha incrementato il numero di uccisioni illegali, sopratutto di rinoceronti poiché aree prima presidiate dalla costante presenza di turisti sono diventate vulnerabili alle incursioni dei bracconieri. La stessa cosa sta capitando in Botswana, con almeno 6 rinoceronti uccisi nelle ultime settimane.

Il bracconaggio è ben presente anche nel territorio italiano e coinvolge animali protetti come lupi e orsi ma anche moltissimi uccelli, tanto che per questo speciale branca di uccisioni illegali è stato coniato il nome di uccellagione. Le motivazioni che portano ad uccidere in maniera illegale gli uccelli sono diverse: nelle valli del bresciano e del bergamasco i pettirossi, le cince, i merli sono usati per cucinare il piatto tipico di “polenta e osei” mentre ad esempio sullo stretto di Messina il Falco Pecchiaiolo (chiamato Adorno nel dialetto locale) è la vittima della violenza dei bracconieri a causa di una stupida superstizione: si pensa che appendere un falco in casa salvi dal tradimento e dall’infedeltà coniugale. 

Ma cosa può fare ciascuno di noi per contrastare questo fenomeno così diffuso? 

Per prima cosa conoscere cosa possiamo e cosa non possiamo acquistare quando siamo di fronte ad un animale vivo o ad un oggetto di origine animale e questo non solo quando torneremo a viaggiare verso i Paesi tropicali ma anche nelle scelte quotidiane di acquisto ad esempio di animali da compagnia che, se esotici, devono essere sempre accompagnati dal certificato di origine. 

Raccontare questa storia è un’altro modo per rendere sempre più persone consapevoli dell’esistenza del problema e di come si possa controllare.

In questo il Giardino zoologico è impegnato da anni con eventi e attività didattiche perché crediamo fortemente che solo accrescendo la cultura del rispetto per la natura potremo vincere la sfida della tutela della biodiversità,

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