TESTUDO DI ALDABRA1

I GIGANTI MITI

Nell’Oceano Indiano, a nord est del Madagascar, affiora dal mare l’Atollo di Aldabra formato da quattro isole maggiori e da una miriade di piccole isole sparse nella laguna centrale. L’Atollo, oggi patrimonio dell’UNESCO, appartiene all’Arcipelago delle Seychelles ed è caratterizzato da scogliere  nette e impervie che non si sono prestate in passato per attracchi di navi mercantili né oggi per i traghetti dei turisti; le isole sono pressoché deserte.

Nell’acqua salmastra della laguna affondano le radici mangrovie che caratterizzano il panorama e accolgono centinaia di uccelli marini: nell’aria tesa riecheggiano i richiami delle Fregate che sono presenti in numero tale da essere considerata la seconda popolazione più numerosa al mondo.

All’interno delle isole la vegetazione è composta da alberi non più alti di 4 metri e dal tortoise turf, il “pascolo delle tartarughe”, un’insieme di piante e erbe nane selezionate dal continuo impatto delle Tartarughe giganti (Aldabrachelys gigantea) che si nutrono dei loro steli: i semi di queste piante, per non essere ingoiati, restano a livello del suolo permettendo lo svilupparsi di nuove germogli.

Le Tartarughe di Aldabra sono giganti miti che si muovono tutto il giorno in cerca di cibo, definendo sentieri nella vegetazione poi sfruttati dagli altri animali delle isole. Sono tra le tartarughe più grandi esistenti al mondo, seconde solo alle loro cugine delle Galapagos; il maschio ha il carapace lungo 120 cm di lunghezza e un peso di 250 kg. Le femmine sono in genere più piccole. Le grandi zampe hanno squame di color blu intenso, spruzzi di mare su queste colonne che devono sostenere il peso mentre si spostano nelle praterie o si sollevano per mangiare le foglie degli alberi. Il collo, particolarmente lungo, permette loro di raggiungere anche rami ad un metro di altezza. Le femmine depongono da 9 a 25 uova anche più volte in un anno ma solo la metà di queste sono fertili e danno vita a piccole tartarughe già perfettamente in grado di badare a sé stesse.

Un tempo questi grandi rettili abitavano un po’ ovunque sulle isole dell’Oceano indiano ma l’arrivo dei mercantili europei ne ha determinato l’estinzione: i marinai usavano le tartarughe come fonte di carne durante la navigazione fino a decretarne l’estinzione già nel 1840 su tutte le isole ad eccezione di Aldabra, scrigno inaccessibile per la ripidità delle coste. 

E’ qui che questi giganti continuano a vivere in numero stimato di circa 100.000 esemplari: protetti dalle leggi internazionali, crescono indisturbate anche se l’IUCN inserisce questa specie tra quelle vulnerabili, cioè con un grado di minaccia di estinzione alto. Il pericolo viene ancora una volta dal mare: i cambiamenti climatici innalzano la temperatura dell’Oceano determinando danni irreparabili alla barriera corallina dell’atollo e nel contempo lo scioglimento dei ghiaccia innalza il livello del mare che potrebbe sommergere le isole e i suoi abitanti in pochi anni.

E’ incredibile come tutto sia connesso e come le nostre azioni quotidiane abbiano impatto su mondi così distanti. Seguire stili di vita che contrastano i cambiamenti climatici è uno strumento potente nelle nostre mani per proteggere anche le gigantesche tartarughe; far crescere la consapevolezza di come si possa fare la differenza con semplici gesti è nella missione del giardino zoologico. Per questo che anche a Pistoia ci sono alcuni esemplari di questi meravigliosi e antichi rettili. Sono 5 e la più grande è Clara, femmina di circa 50 anni…una giovinetta se si considera che questa specie è tra le più longeve al mondo. Si narra di una tartaruga vissuta fino a 200 anni e la più anziana ancora oggi vivente è Esmeralda che porta bene il primato con i  suoi 176 anni.

La riproduzione negli zoo è una delle strategie raccomandate per scongiurare l’estinzione delle tartarughe giganti ma, come tutti i rettili, i ritmi di crescita sono lentissimi e dovremo affidare alle generazioni future il loro mantenimento. Altra cosa è invece la protezione del loro habitat: se non invertiamo la rotta presto non ci sarà più il luogo al mondo dove riportarle e farle prosperare. I giganti miti hanno visto passare uomini vestiti in tanti modi diversi durante la loro vita, dai marinai che arrivavano in spedizioni di caccia agli studiosi che oggi sono ammessi sulle isole con permessi speciali;  chissà quante storie potrebbero raccontarci…facciamo in modo che le storie che ci vedranno protagonisti nei prossimi anni siano, per una volta, a favore della nostra specie!

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