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IN BOCCA AL LUPO

Si augura così buona fortuna e l’origine di questo detto risiede nel fatto che la femmina di Lupo trasporta in bocca i propri piccoli. Così auguriamo In bocca al lupo a tutti i lupi che vivono intorno a noi e con cui è possibile convivere seguendo alcune semplici regole:

NON LASCIARE CIBO INCUSTODITO come mangime per animali da compagnia, spazzatura, compostiere aperte…

NON LASCIARE ANIMALI DA COMPAGNIA INCUSTODITI, SOPRATUTTO NELLE ORE NOTTURNE: cani, gatti o altri animali domestici possono essere attaccati da lupi che si avvicinano alle abitazioni

NON FORNIRE CIBO VOLONTARIAMENTE: se i lupi si abituano ad essere alimentati dall’uomo perdono la naturale diffidenza e timore

COSA FARE SE VEDI UN LUPO

Le segnalazioni sono importanti contributi per i ricercatori che seguono i branchi del nostro territorio. La Dott.ssa Francesca Ciuti, insieme ai collaboratori Danilo Giusti e Mario Fortebraccio, da molti anni studia i lupi che vivono nei boschi sulle montagne e colline intorno alla nostra città. Se vedi un lupo (vivo o morto) scrivi a inboccaallupo.pistoia@gmail.com

PERCHE’ I LUPI SI AVVICINANNO ALLA CITTA’?

  • per la presenza nelle stesse aree di prede di caprioli, cinghiali, cervi, daini
  • la nostra città confina con aree spesso incolte e abbandonate, che possono fungere da rifugio per il lupo e per le sue prede
  • presenza di cibo facilmente reperibile presso cassonetti, aree di sosta, abitazioni.
  • è una specie che necessita di grandi territori e alcuni individui si spostano lasciando la famiglia di origine cercando di conquistare nuovi spazi

LE FAKE NEWS SUI LUPI

“IL LUPO E’ STATO REINTRODOTTO DALL’UOMO”

Il lupo non è mai stato reintrodotto dal’uomo in Italia ma ha riconquistato il proprio territorio per DISPERSIONE NATURALE. Fino alla metà del 1800 ampiamente diffuso in tutta la penisola, Sicilia compresa ma non in Sardegna, ha rischiato l’estinzione, raggiungendo il minimo storico agli inizi degli anni ‘70 con circa un centinaio di individui sopravvissuti nel centro-sud Italia.

Le cause del successivo successo sono da imputare a 4 fattori principali:

1- protezione legale avvenuta nel 1971 e poi nel 1976 con due decreti ministeriali

2- incremento considerevole dagli anni ‘80 delle sue prede naturali, soprattutto ungulati (caprioli, cinghiali, cervi, daini, mufloni)

3- rinaturalizzazione di ampi territori montani e collinari a seguito della migrazione delle popolazioni umane verso le città avvenuto nel dopoguerra

4- istituzione di Parchi e aree protette da anni ’70

“I LUPI VIVONO NELLE FORESTE SELVAGGE E LONTANE DALL’UOMO”

Il lupo è specie adattabile a qualsiasi ambiente ed è capace di sopravvivere in svariati contesti .  L’attuale areale di distribuzione comprende molti ecosistemi: dalla tundra artica ai deserti d’Arabia.

“UN LUPO PUO’ RAGIUNGERE 60KG”

La popolazione di lupo in Italia si caratterizza  geneticamente rispetto alle altre popolazioni europee ed è stata riconosciuta come sottospecie distinta (Canis lupus italicus). Il nostro lupo appenninico  è più piccolo rispetto ai lupi delle popolazioni nord-europee, balcaniche o nord-americane. Un maschio adulto può in rari casi raggiungere i 40 kg ma il peso medio varia dai 25 ai 35 kg per una altezza al garrese di 50-70 cm.

“SONO STATI AVVISTATI BRANCHI DI 20 INDIVIDUI”

Il numero di individui che compongono un branco varia dal momento dell’anno, ma in Italia si stima che i branchi siano di 4-5 soggetti. Il branco è un nucleo familiare,  composto dai genitori, dai cuccioli dell’anno e da alcuni individui, solitamente giovani, che non sono ancora entrati in dispersione. 

“I LUPI NON HANNO PREDATORI E AUMENTERANNO SENZA LIMITI”

Pur essendo predatori al vertice della catena alimentare anche questa specie è soggetta a meccanismi di regolazione, alcuni dipendenti dalla biologia e dal comportamento della specie stessa, altri da fattori esterni.

  • la struttura di branco: a riprodursi sono solo i genitori, adulti e gerarchicamente sopra gli altri
  • la forte territorialità: ogni branco ha un territorio molto grande, in cui non si accetta la presenza di altri branchi
  • la dispersione: gli individui giovani  al secondo anno di vita lasciano il nucleo familiare per trovarsi un proprio territorio ed un/una compagno/a, compiendo spostamenti più o meno lunghi

UN PROGETTO DI MONITORAGGIO PER CONOSCERE I LUPI DEL NOSTRO TERRITORIO

Il progetto di monitoraggio locale è condotto dalla dott.ssa Francesca Ciuti, insieme ai collaboratori Danilo Giusti e Mario Fortebraccio, e ha fatto parte del più ampio progetto finanziato dalla regione Toscana (2013-2015) e successivamente sostenuto dalla rete degli enti pubblici locali.

Gli obbiettivi sono:

  • stimare la consistenza della popolazione e accertarsi della presenza di gruppi riproduttivi
  • approfondire le conoscenze sulla genetica della popolazione e accertare eventuali casi di ibridazione con il cane
  • informare e sensibilizzare i cittadini sul lupo e sulle problematiche che la sua presenza può comportare
  • collaborare con il personale addetto alla gestione del territorio
  • Per poter individuare e seguire i lupi i ricercatori devono caminare per ore in su e giù per le montagne e colline, fino alle aree a ridosso della città in cerca di tracce come impronte, resti di pasto, animali uccisi e materiale per le analisi genetiche (come escrementi  e ciuffi di pelo). Molto importanti sono le foto e i video raccolti con le FOTOTRAPPOLE, che si attivano al passaggio di un animale (o altro) grazie alla presenza di sensori. SE LE TROVATE NEI CAMPI O NEI BOSCHI NON LE RIMUOVETE: sono costose e per i ricercatori sono fondamentali per avere informazioni sui differenti branchi. Un altro dei modi per individuare i branchi è il wolf-howling, cioè riprodurre l’ululato con la voce o con registratori per poi ascoltare la risposta. Se i lupi sono nell’area risponderanno perché è il loro modo di dire “questa è casa nostra”

 

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