VOLOHASY5

Volohasy

Volohasy significa bambù in malgascio e il progetto è condotto dal gruppo della Prof.ssa Cristina Giacoma dell’Università di Torino nella foresta di Maromizaha, che si trova nella porzione centro-orientale dell’isola.

Maromizaha fa parte di un corridoio verde istituito nel 2005 per la ricchezza di fauna e flora: 433 specie vegetali, 13 specie di lemuri, 77 di uccelli, 60 di anfibi e 20 di rettili.

Il 77% di queste specie è endemica, non esiste in nessuna altra parte del mondo.

All’interno dell’area protetta ci sono 5 villaggi abitati da circa 4000 persone una parte delle quali impiegate in 5 vivai dediti alla riproduzione di piante a scopo alimentare.

La foresta subisce il “tavy” (taglia e brucia) per far spazio a pascoli dall’estemporaneo rendimento. A questo si aggiunge il taglio illegale per la produzione di carbone e di materiale da costruzione.

Il progetto Volohasy prevede la messa a dimora, nelle aree degradate della foresta,

di piante di bambù (in Madagascar ne esistono 33 specie diverse di cui 32 endemiche); all’inizio sarà piantato 1 ettaro per poi estendere l’esperienza ad altri 10 ettari. Contemporaneamente saranno costruite serre per produrre bambù come materiale alternativo per l’edilizia e i manufatti. Il personale impiegato è solamente di origine malgascia e tutto il progetto mira a creare una ricaduta economica per la popolazione locale.

Perché proprio il bambù? Nelle aree di foresta limitrofa a Maromizaha vivono due specie di lemuri la cui alimentazione è per il 95% è legata al bambù: il Lemure dal naso grande (Prolemur simus), una specie che si pensava estinta, riscoperta proprio in quella zona in numero di circa 250 individui, e l’Apalemure grigio. Nel 2012 nell’area accanto alla foresta di Maromizaha sono iniziati i lavori di estrazione mineraria e questo ha determinato lo spostamento di molti animali verso la foresta. Il progetto mira, reintegrando la vegetazione con il bambù, ad attirare gli animali in zone potette sperando che vi giungano anche l’Apalemure grigio e il Lemure dal naso grande. Per seguire gli animali saranno installate le fototrappole, macchine fotografiche nascoste nei cespugli e munite di fotocellule che scattano al passaggio degli animali.

Il progetto è sostenuto economicamente da una collaborazione tra alcuni parchi appartenenti all’UIZA (Associazione Italiana Zoo ed Acquari).

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